Frequently Asked Questions

Qual’è la differenza tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale?

Quando si parla di recupero credito stragiudiziale si intendono tutte quelle attività che sono finalizzate a portare il debitore a chiudere, in via bonaria, il proprio debito, attraverso sollecitazioni scritte e verbali, eseguite anche attraverso il contatto diretto con lo stesso mediante visite domiciliari. Quando si parla di recupero Giudiziale invece si intendono quelle attività svolte da Avvocati iscritti all’albo professionale, attraverso l’iter delle normative vigenti e sottoposte al giudizio del tribunale competente.

Ma quanto tempo viene trattenuta una pratica per via stragiudiziale?

E' piuttosto difficile dare una risposta assoluta a questa domanda, diciamo che le pratiche vengono mantenute "vive" al massimo 120 giorni con tempistiche differenti in funzione della lavorazione necessaria, si pensi a titolo esemplificativo un debitore che risulti irreperibile ad una prima visita che necessità di ricerche approfondite prima di iniziare la transazione.

E se non riuscite a recuperare nulla?

In caso di pratica negativa nella fase stragiudiziale viene rilasciata una dichiarazione che attesta il fatto e che in alcuni casi permette da sola la messa in perdita della fattura impagata, a fronte di questa attività può essere consigliata o meno la fase giudiziale di recupero. Ovviamente non verrà fatturato alcun costo al nostro cliente.

Vi ho affidato la pratica ed in seguito il debitore si è presentato in ufficio ed ha saldato il debito, devo comunque riconoscere la percentuale stabilita con voi?

A volte capita che un debitore, dopo esser stato raggiunto dalla società di recupero crediti, si presenti spontaneamente per chiudere la pendenza, questo è da considerarsi come chiusura di una pratica positiva in quanto senza lo stimolo probabilmente non ci sarebbe stato l'approccio del debitore, e quindi la risposta è si.

La procedura giudiziaria si avvia automaticamente dopo la fase stragiudiziale, ovvero trascorsi 120 giorni senza ottenere il pagamento?

Assolutamente no, qualsiasi azione diversa dallo stragiudiziale non può essere svolta dalla società di recupero crediti, se il cliente deciderà di effettuare un tentativo giudiziale utilizzando uno dei nostri avvocati collegati dovrà dare regolare mandato.

Se il debitore propone un pagamento inferiore o un piano di rientro?

La società di recupero crediti non ha l’autorizzazione ad incassare cifre inferiori e/o dilazioni di pagamento se non autorizzate dal creditore che in pratica resta assolutamente il decisionale.

Quali sono le procedure giudiziali di recupero del credito?

Nell'ipotesi in cui il creditore sia in possesso di una cambiale o di un assegno non pagati emessi dal debitore sarà possibile notificare a quest’ultimo un atto di precetto con il quale gli si intima di pagare entro il termine di dieci giorni, termine oltre il quale sarà possibile dare corso all'esecuzione forzata. Si tratta della via più rapida e meno costosa per arrivare a poter richiedere un pignoramento contro il debitore. Si tenga comunque presente che Il possessore del titolo di credito ha la possibilità di agire giudizialmente sia nei confronti dell’obbligato principale (azione cambiaria diretta), sia nei confronti degli obbligati di regresso (azione cambiaria di regresso) che non pagano spontaneamente. Lo strumento legale di gran lunga più diffuso rimane comunque quello del decreto ingiuntivo, un provvedimento giudiziale con il quale il Giudice ordina al debitore di pagare quanto dovuto entro un determinato periodo di tempo. Si tratta di una strada leggermente più costosa per il debitore ma sicuramente molto più efficace, se non altro perché con il decreto ingiuntivo è possibile iscrivere ipoteca giudiziale sui beni immobili e sui beni mobili registrati del debitore. Infine, in tutti i casi in cui il creditore non sia in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per poter procedere con un decreto ingiuntivo, sarà necessario dare corso ad una causa ordinaria nella quale il creditore dovrà fornire la prova del proprio credito e che si concluderà con una vera e propria sentenza.

Devo necessariamente ricorrere ad un avvocato per recuperare i miei crediti?

Non è sempre necessario dover ricorrere al legale per il recupero del credito. Innanzitutto per quanto riguarda le procedure stragiudiziali di recupero esse possono essere eseguite, oltre che dalla parte interessata, anche da soggetti professionalmente qualificati ed in possesso della licenza rilasciata dal Prefetto, come nel caso delle società di recupero crediti. Inoltre per ciò che concerne le procedure giudiziali, la redazione e la notificazione al debitore dell’atto di precetto non richiedono necessariamente il ministero di un avvocato iscritto al relativo albo professionale in quanto il precetto viene considerato come atto di parte. Per il decreto ingiuntivo o per l’atto di citazione, invece, è richiesta dalla legge l’assistenza di un legale, con la sola eccezione per le controversie innanzi al Giudice di Pace e purchè il valore della causa non ecceda € 516,46.

Cos'è un decreto ingiuntivo?

l decreto ingiuntivo è un provvedimento con il quale il Giudice, su richiesta presentata dal creditore, ordina (ingiunge, appunto) al debitore di effettuare una data prestazione. Trascorso il suddetto termine senza che il debitore abbia ottemperato ovvero senza che questi abbia proposto opposizione il creditore può chiedere che si proceda con il pignoramento contro l’ingiunto. Il decreto ingiuntivo viene concesso qualora il creditore vanti il diritto al pagamento di una somma determinata di denaro, alla consegna di una quantità determinata di cose fungibili ovvero alla consegna di una cosa mobile determinata. La particolarità del decreto ingiuntivo è che il provvedimento viene emesso su ricorso presentato dal creditore senza che sia sentito in merito il debitore. Tuttavia è necessario che il ricorso proposto dal creditore per ottenere l’ingiunzione abbia ad oggetto un credito fondato su prova scritta ai sensi degli art. 633 e 634 cod. proc. civ.

Cosa significa che il decreto ingiuntivo è provvisoriamente esecutivo?

Significa che esso può essere immediatamente posto in esecuzione (previa notifica dell’atto di precetto) con la richiesta di pignoramento rivolta all’Ufficiale Giudiziario competente. Il decreto ingiuntivo può essere emesso con la formula di provvisoria esecutività qualora il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa oppure su atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale. Inoltre l’esecuzione provvisoria può essere concessa dal Giudice anche qualora, pure in mancanza dei predetti requisiti, vi sia grave pericolo nel ritardo ossia in tutti quei casi in cui il creditore riesca a fornire la prova documentale che la mancata concessione della provvisoria esecutività potrebbe seriamente pregiudicare l’adempimento dell’obbligazione cui il debitore è tenuto.

Il debitore può fare opposizione contro un decreto ingiuntivo anche se questo è provvisoriamente esecutivo?

Il debitore può sempre proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo notificando al creditore un atto di citazione entro quaranta giorni dalla ricezione dell’ingiunzione. L’opposizione a decreto ingiuntivo dà vita ad una vera e propria causa ordinaria. Naturalmente, però, nel caso in cui il decreto ingiuntivo sia provvisoriamente esecutivo la notifica dell’atto di citazione non sospende l’obbligo per il debitore ingiunto di pagare, per cui, se non adempie spontaneamente, il creditore potrà comunque mettere in esecuzione il provvedimento del Giudice richiedendo il pignoramento in danno del debitore stesso.

Fino a quando posso far valere il mio credito nei confronti del debitore?

Normalmente i crediti nascenti nell’ambito di rapporti commerciali si prescrivono in dieci anni ma ci sono ipotesi in cui la legge prevede un tempo inferiore (per esempio l’art. 2951 cod. civ. prevede che si prescrivano in un anno i diritti nascenti dal contratto di trasporto o di spedizione). Ad ogni modo il creditore può sempre porre in essere atti interruttivi della prescrizione come una lettera di costituzione in mora o di semplice sollecito per far vedere che intende ancora avvalersi del proprio diritto di credito verso il debitore.

Quali sono i beni che si possono pignorare al debitore?

In linea di principio è pignorabile tutto ciò che è suscettibile di una valutazione economica, quindi: denaro, preziosi, titoli di credito, azioni e quote di società di capitali, beni mobili in genere, mobili registrati (auto e imbarcazioni), immobili, retribuzioni, pensioni e ogni altro tipo di credito. Naturalmente la legge pone anche alcuni limiti alla pignorabilità dei beni prevedendo alcune deroghe al principio della generale pignorabilità dei beni. E’ ben noto, infatti, che non possano ad esempio essere pignorati la fede nuziale, gli effetti strettamente personali (indumenti), gli strumenti per l’esercizio di un’arte o di una professione, il frigorifero e la dispensa ecc. Parimenti sono impignorabili alcuni diritti personalissimi quali il diritto d’uso e di abitazione o l’usufrutto legale che i genitori hanno sui beni dei figli. Anche i crediti per retribuzioni e salari sono pignorabili solo nella misura di un quinto. Altre restrizioni alla pignorabilità dei crediti sono poi contemplate da leggi speciali.

C'è differenza tra pignoramento e sequestro conservativo?

Si tratta, in entrambi i casi, di un vincolo di indisponibilità posto sul bene o sul diritto di credito che ne costituisce oggetto, con la peculiarità che il sequestro conservativo svolge una funzione cautelare nel senso che tutela il creditore prima che il suo credito sia accertato in giudizio se vi è la comprovata possibilità che nel tempo necessario allo svolgimento del processo il bene o il credito possano subire una alterazione del loro stato materiale (es. deperimento) o giuridico (es. vendita). Se un bene è stato sottoposto a sequestro conservativo questo si trasforma di diritto in pignoramento se al termine della controversia il credito dell’istante viene confermato.

Se sono un imprenditore che non riesce a recuperare un credito posso almeno recuperare l'iva versata?

Se il credito è di piccolo importo sarà sufficiente una lettera del legale rivolta al proprio cliente che spieghi i motivi del mancato recupero (ad es. irreperibilità del debitore), negli altri casi, ovvero quando il credito è di una certa consistenza sarà necessario portare a compimento l’intera procedura esecutiva e solo nel caso in cui questa si riveli infruttuosa l’imprenditore potrà recuperare l’IVA. Nel caso in cui il debitore sia fallito, invece, sarà necessario attendere che il Curatore, liquidato eventuale attivo, trasmetta ai creditori insinuati al fallimento il piano di riparto. Una volta divenuto esecutivo il piano di riparto il creditore potrà emettere la nota di credito per l’importo del credito non recuperato conseguendo in tal modo il rimborso dell’IVA.